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DRIVE IN e il CORPO delle DONNE
Sabato 12 Febbraio 2011 14:07

 

 © TV Sorrisi e Canzoni - Arnoldo Mondadori Editore S.p.A

Da diverse settimane la trasmissione Drive In - il famosissimo programma degli anni '80  che riscosse un grandissimo successo e che cambiò, inaspettatamente, la storia della Tv italiana - è al centro di un intenso dibattito.
La critica, verosimilmente nata dalle polemiche politiche occorse negli ultimi tempi, è piuttosto netta: il Drive In sarebbe stato il programma alla base dell'origine dell'utilizzazione del corpo della donna a fini spettacolari, contribuendo, volontariamente e non, alla sua mercificazione in un clima di già radicato maschilismo.

Margherita Fumero, indimenticata e indimenticabile moglie del rag. Beruschi, (figura maschile a sua volta delineata attraverso i canoni parodistici e caricaturali propri della trasmissione per esaltare le caratteristiche del marito/italiano medio) è forse la prima delle donne del programma che esplicita il suo pensiero, sia in qualità di protagonista femminile del varietà ma anche, e soprattutto, di donna.

Dice l'attrice: "Da qualche settimana, si parla del "Drive In" come trasmissione pilota dell'utilizzo sconveniente del corpo della donna.
Stante le proprie opinioni - politiche e non - che ognuno ha il SACROSANTO diritto di avere, non riesco a condividere l'accusa mossa nei confronti del programma.
La figura della donna, con la caratterizzazione che portava in scena, non aveva tanto il banale e scontato scopo di solleticare le fantasie dei maschietti telespettatori (ciò non toglie che questo poi non succedesse!), ma quanto una precisa funzione scenica all'interno dell'intento comico, ossia contribuiva anch'essa, magari attraverso ostentata e voluta procacità, a quella sorta di stato caricaturale  che il "Drive In" si prefiggeva di raggiungere. Quello stesso scopo che portava alla delineazione parodistica delle figure maschili. Personalmente, mi piacerebbe che arte e spettacolo potessero continuare a tenersi lontani dal legittimo confronto politico, affinché l'arte stessa rimanga ciò che - secondo me - deve restare: libera e indipendente, nel suo duplice scopo di allietare e far evolvere i popoli."